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STRAIGHT EDGE #10 - Quando l'Indie diventa Mainstream

Quando l'Indie diventa Mainstream.
Colonna sonora: Wolves in Throne Room - Diadem of 12 Stars

Negli ultimi anni, ho assistito da umile testimone ad un radicale mutamento nel significato della parola Indie. Essa era emersa negli anni '80 quale etichetta per quell'arte (soprattutto musicale), che di etichette ne rifiutava a priori. Con 'Indie' si individuavano quindi molte band che, lontane da ogni logica di mercato e dalla patina kitsch/epica delle classifiche, si prodigavano in una musica dimessa e rumorosa assieme.

Dagli anni '00, con Indie si identifica invece una musica pop/folk/garage completamente codificata e iperprodotta, memore di dubbi fenomeni commerciali come gli Oasis, piuttosto che dei 'reali' gruppi Indie come Sonic Youth, Flaming Lips e Pavement. L'estetica e l'attitudine di queste band sono state associati a forme musicali più conservatrici, orecchiabili, vendibili: al punto che persino quegli stessi maestri, per tenere il passo, si sono conformati ai dettami del Mainstream. A questo punto vi chiederete dove voglia andare a parare con il mio consueto cappello musicale. Ebbene, il mio intento era farvi notare come -per rendere inoffensivo qualcosa di pericoloso per l'ordine costituito- occorre che l'ordine costituito lo assorba. Detto in termini di più facile comprensione, "se non puoi batterli, alleati con loro."

L'egemonia della WWE sul wrestling è cosa lampante. Non poteva certo pensare di insediarla la TNA, con un prodotto blandamente retrò e sin troppo simile a quello della Grande Madre di Stamford. Questo perchè la TNA non era un'alternativa, bensì una sottomarca. Come gli Oreo e i 'Cream Biscuits' del discount. La TNA alternativa lo era stata, negli anni in un cui si presentava come un ibrido senza precedenti di grandeur major ed attitudine indie. Un equilibrio che non ha saputo, o non ha voluto, mantenere. La principale alternativa alla WWE, senza uscire dai comodi confini linguistici e culturali dell'America, è rappresentata dalle Indies. E la più chiacchierata delle Indies è la Ring of Honor.

La ROH non ha certo le carte per insediare economicamente la WWE... ma incarna una differente linea di pensiero. Un germe di potenziale, una pianta che non si può estirpare, una gramigna: esiste, fieramente esiste, ed è quello il suo principale pregio. E la WWE, come lo showbusiness musicale, ha assorbito da quella gramigna alcuni talenti e velleità, modificandoli a proprio gusto per un pubblico immensamente più grande e qualunquista. Ed al contempo 'disinnescandone' il potenziale eversivo, la possibile alternativa. Si tratta quindi di una autentica 'colonizzazione culturale' nell'ambito wrestling.

A volte le somiglianze tra la musica e lo Sport Entertainment mi spaventano.

La ROH e la WWE sono legate a doppio filo da un tacito (ma anche no) accordo. La prima sforna talenti per la seconda, e li cede tutto sommato di buon grado. La seconda celebra quei talenti, e regala attenzione alla prima attraverso continui, velati riferimenti. Il tutto senza troppo rimescolamento delle parti. Aggiungo inoltre che molti di quelli che partecipano ai chartered della WWE, che includono albergo, mezzi, PPV e Raw, vengono invitati a seguire gli show della Ring of Honor qualora la federazione sia di tappa nelle vicinanze.

Il vecchio adagio 'La WWE preferisce i talenti costruiti in casa' sta perdendo via via importanza. Sheamus, Del Rio, Punk, Bryan, lo Shield sono tutto, tranne che prodotti WWE. Gli Stamford-made Ziggler, Barrett e Miz invece ristagnano nel midcard. L'ultimo grande talento 'interno' ad assurgere al vero successo è stato Edge, che la WWE presentava come allievo del Dungeon degli Hart (cosa falsa, ma atta a 'smorzare' l'effetto all-in a là Cena). È di poche ore fa la notizia che, dopo mesi di in&out dai Tryout camp, Mamma WWE ha messo le mani su Davey Richards ed Eddie Edwars. Persino loro, gli 'imprendibili perchè troppo differenti', si sono infine aggregati al carrozzone di Vince. Debuttando come American Pitbulls contro gli Ascension, ad NXT, i Lupi sono entrati nella stanza del trono.

Difficile, se non impossibile, pronosticare un loro successo o insuccesso. Di certo tornerò a parlarne in futuro. Quello invece che appare manifesto, è il desiderio della WWE di wweizzare il prodotto Indie. Attenti, non il contrario, in guerra ed in affari non valgono le proprietà transitive. Il che dimostra che Vince o chi per lui sarà un po' offuscato per quanto riguarda la gestione delle idee, ma sa far funzionare alla grande il cervello quando si tratta di adottare stategie di marketing sul lungo periodo.


 

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