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THE DIRECTOR'S CUT - #WRMania30 - An Epic Journey (Prima parte)

Sognare non costa nulla, no? Dopotutto, l’evento che si chiude con 75.000 fans che cantano “YES!” all’unisono non sarebbe un’immagine emblematica che rappresenterebbe a pieno la magia di WrestleMania? Di sicuro credo che avrebbe ben più valore rispetto a 75.000 fans che fischiano disinteressati la sfida tra Batista e Randy Orton che nessuno vuole vedere…

Con queste parole si chiuse l’ultimo numero del Director’s Cut, con la speranza di vedere Daniel Bryan in qualche modo coinvolto (e trionfante) nel main event di WrestleMania 30, una speranza che in quel momento sembrava starsi per spegnere. E invece… Ce l’abbiamo fatta. Grazie all’incessante tifo del pubblico nei suoi confronti, la WWE si è ritrovata costretta a cambiare i loro scellerati piani e a concedere a Bryan il momento di gloria che meritava. Il sogno di milioni di fan di tutti il mondo si è realizzato, ed una situazione critica è stata completamente ribaltata da una WrestleMania a dir poco memorabile.

E noi c’eravamo.

Ebbene sì, in occasione del trentennale di WrestleMania, una nutrita squadra dello staff di WrestlingRevolution.it (il sottoscritto Andrea Malalana, il direttore operativo “Fantomius” Fabio Broggi, “The Shark” Simone Rossi, Fil Rotella e Giorgio Fantozzi) si è recata a New Orleans per  assistere dal vivo all'evento. E come ben saprete, la consacrazione di Daniel Bryan non è stato l’unico momento storico cui abbiamo avuto il privilegio di vedere realizzarsi sotto ai nostri occhi…

WrestleMania 30 è stato un evento sensazionale ed incredibile sotto ogni punto di vista, e ci sembra doveroso condividere le emozioni di questa indimenticabile esperienza, che fin dal primo giorno ci ha reso partecipi di un’atmosfera davvero surreale. Non solo per le particolarità e le caratteristiche di New Orleans, ma specialmente per il clima di WrestleMania: dovunque andassimo, trovavamo fiumane di gente proveniente da tutto il mondo che era lì per il nostro stesso motivo. Almeno ogni 100 metri partiva uno Yes Chant, o qualche altro coro legato al wrestling, e in men che non si dica ci ritrovavamo ad urlare e ridere insieme a persone che non conoscevamo ma che erano accomunate a noi dalla stessa passione. Per strada, nei locali... Persino in aeroporto e sull'aereo del ritorno! Insomma, un paradiso per qualsiasi appassionato di wrestling. A tal punto che sembrava quasi normale imbattersi in un wrestler semplicemente camminando per le strade di New Orleans.

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Ma andiamo con ordine.

Dopo aver passato il venerdì (4 aprile) ad ambientarci e a visitare la città (da notare i vani tentativi del resto del gruppo di farmi rompere lo Straight Edge, e Gio Wolf che si innamora di ogni essere femminile con cui interagisce, particolarmente la sua amata Jennifer, cameriera dell’Hard Rock Cafè), abbiamo dedicato l’intera giornata di sabato al WrestleCon, una convention stracolma di leggende e pressoché qualsiasi altro lottatore di rilievo attualmente non sotto contratto con la WWE: Kurt Angle (idolo del nostro “Shark”, che è stato un’ora con i brividi dopo averlo incontrato), Ric Flair, Edge, Goldberg, Rob Van Dam, Bully Ray e Devon, Maryse, Tommy Dreamer, Chris Hero, Christopher Daniels, Kazarian… sono solo alcuni dei nomi che abbiamo incontrato e con i quali abbiamo avuto il piacere di interagire, scambiare due parole o una semplice stretta di mano, e di fare qualche bella foto ricordo… o di essere scherzosamente minacciati da loro (da notare Bully Ray che, da buon bullo, toglie il cellulare dalle mani di Fil per “controllare se lo stavamo riprendendo” mentre chiacchierava con MVP, o che ci chiede se abbiamo problemi con le persone di colore perché vogliamo farci la foto con lui ma non con Devon).

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Abbiamo anche assistito al concerto di Mickie James (di cui ovviamente Gio si è innamorato dopo essere stato da lei indicato), alle registrazioni del divertentissimo podcast di Colt Cabana, che tra gli ospiti ha avuto MVP e Chris Masters, e alla costruzione del ring (visibile a questo link nel nostro fotoreportage) nel quale si è poi svolto in serata il Supershow, a cui noi abbiamo assistito dalla seconda fila.

L'atmosfera non sarà quella delle grandi occasioni come accade nelle major, ma la carica, il coinvolgimento che ti da uno show di wrestling indipendente è altrettanto indimenticabile, ed è sicuramente valsa la pena assistervi nonostante ci abbia costretto a rinunciare alla Hall of Fame. Grandi mattatori della serata sono stati i Bad Influence (esilarante il loro siparietto durante il match: “Fermo! Non puoi darle un pugno, è una ragazza! Falle la Chokeslam!”), Jeff Jarrett, Colt Cabana, Matt Striker (che ha chiesto di farsi chiamare “Pizza” per assicurarsi il supporto del pubblico), Tommy Dreamer (anche lui prova a minacciare la mia integrità con un beer bash), Kevin Steen (da notare una giapponesina che lo cercava insistentemente con la voce più strana e stridula che abbia mai sentito, che è diventata un pò il tormentone del viaggio) e Chris Hero, ma in generale la qualità del wrestling lottato è stata alle stelle dall’inizio alla fine. Forse fatta eccezione proprio solo per l’ultimo incontro, che doveva essere un match Ultraviolent ma che si è rivelato abbastanza deludente viste le capacità limitate dei due protagonisti, che hanno decisamente sfigurato a confronto di tutti gli match, i quali invece hanno offerto grande spettacolo e divertimento.

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Ed eccoci alla domenica, il gran giorno, il giorno di WrestleMania.

Ma prima, abbiamo partecipato ad una vera e propria maratona (dalle 8 di mattina sino alle 14) di WrestleMania Axxess. Appena entrati ci siamo subito fiondati verso la prima attrazione che abbiamo trovato, il Superstar Entrance, dove abbiamo provato a replicare le entrate dei wrestler (da notare il Gio-Batista con i suoi skinny jeans). Quindi una visita che, ripensandoci ora a posteriori, assume un significato speciale: l’Undertaker’s Graveyard, il cimitero delle vittime della Streak a WrestleMania. Chi avrebbe mai immaginato allora che quella fossa n°22 sarebbe stata proprio la sua, la tomba dell’Undertaker?
E da lì via con tutto il resto. Tra le mille altre attrazioni a cui abbiamo preso parte, Fil e Fabio hanno potuto incontrare la loro dea AJ Lee (e non solo la loro, ma io avevo già avuto l’occasione di incontrarla due anni fa all’Axxess di WrestleMania 28), Shark ed io abbiamo fatto la foto con i Real Americans, che si sono decisamente goduti il loro ultimo giorno insieme (in vista dello split che sarebbe avvenuto poche ore dopo) alzandosi continuamente dal loro banchetto intonando diverse volte “We The People”, ed io sono uscito vincitore contro il resto della comitiva dal quiz su John Cena, venendo poi costretto dall’organizzatore ad esibirmi in uno “You Can’t See Me!”.

Come non parlare poi del fantastico museo dedicato ai 30 anni di WrestleMania, con tutti i memorabilia, i poster storici, gli oggetti di scena, i ring attire, le statue a grandezza naturale di Bruno Sammartino (eroe nazionale, con cui da bravi italiani abbiamo fatto una foto) e di André the Giant e quant’altro, una cavalcata in questi 30 anni di storia del Grandest Stage of Them All. E poi, show nello show, il Main Ring, dove passando dallo ieri al domani abbiamo assistito live in prima fila a svariati match tra le superstar di NXT: ne abbiamo approfittato per intonare la theme di Adam Rose, contestare un po’ Bo Dallas, vedere Sami Zayn far tirar fuori il match della vita a Mason Ryan, vedere la futura Divas Champion Paige… E chi più ne ha più ne metta, un’esperienza unica per ogni fan di wrestling e della WWE. Ah! Prima di andarcene, non ho potuto fare a meno di chiedere a Cameron qual era il suo match preferito. Solo per intenditori…

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Quindi, dopo una visita all’immenso Superstore WWE presente nella struttura, qualche acquisto e qualche attimo di riposo, ci siamo diretti verso il Superdome in vista del piatto forte: WrestleMania.

Leggi la seconda parte >>

 


 

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