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WWE INSIDER #104 - Anything can happen in the WWE

ANYTHING CAN HAPPEN IN THE WWE

 

Il 15 Giugno, otto giorni fa, la situazione era, tutto sommato, abbastanza definita. Poi c’è stato Payback. Quest’evento, al suo esordio, si è imposto come il miglior PPV made in WWE dell’anno in corso e, in sostanza, ha modificato radicalmente il panorama della federazione. E la sera dopo, a Raw, il trend è stato portato avanti. Insomma: ritorni, cambi di titolo, turn e chi più ne ha più ne metta… è successo di tutto.

Partiamo dal World Title. Se avete letto il coverage, sapete come la penso sul non-match andato in scena a Payback; ciò nonostante c’è da dire che la situazione al momento attuale mi intriga parecchio. Alberto Del Rio è il campione ma, considerando che il suo regno precedente si era concluso da poco e che non aveva convinto, potrebbe tranquillamente perdere la cintura in qualsiasi momento. Non credo vogliano provare a dargli un regno come si deve da heel, perché anche nel ruolo del “cattivo” ha abbastanza deluso nei mini-regni da WWE Champion. Piuttosto, credo si tratti di un campione di transizione (per quanto sia svilente questa parola), che serve in primo luogo a turnare finalmente Dolph Ziggler face e, a questo punto, a subire il cash-in del prossimo Money In The Bank winner.

Parliamone un po’ di questo Money In The Bank. Personalmente, amo moltissimo l’idea di mettere in palio una shot ad un titolo massimo in un match altamente spettacolare e rischioso, una sorta di “O la va o la spacca” per raggiungere la gloria. Proprio per questo mi ha fatto storcere il naso l’idea dell’anno scorso per il MITB del WWE Championship: far partecipare solo ex-campioni. Il match ne ha perso sia in spettacolarità (mancava gente che “volava”, senza high-flyers un MITB non ha senso a parer mio) sia in utilità: gente come John Cena non ha bisogno di vincere il titolo WWE con il Money In The Bank, tant’è che ha letteralmente gettato alle ortiche la sua shot titolata a Raw 1000, incassando in una situazione non comodissima per lui.
Dunque, quest’anno abbiamo, come ormai è consuetudine, due match con la valigetta in palio; ma non sappiamo ancora chi ne farà parte. Non mi sbilancerò in pronostici per i quali ci sarà ancora tanto tempo, più che altro vorrei indicare qualche nome che potrebbe figurare nei Ladder Matches. Uno di questi è sicuramente Rob Van Dam: il Whole f’n’ show tornerà proprio a Philadelphia in WWE, dunque quale modo migliore di rilanciarlo in azione se non in un match che pare fatto apposta per l’RVD di qualche annetto fa (ma, se motivato, anche per quello attuale) e che non richiede costruzione alle spalle? Con le scale il talento di Battle Creek ci sa fare eccome, aggiungerebbe sicuramente qualcosa sia al MITB di Raw che a quello di Smackdown. Personalmente, preferirei vederlo nel primo, se non altro per scongiurare ogni sua possibilità di vittoria. Non me ne vogliano i fan di RVD, ma ho appena detto che vedo il Money In The Bank come un’opportunità per sfondare; uno che come lui ha vinto tutto, compreso il Money In The Bank, non ha bisogno della valigetta, men che meno a 42 anni suonati.

Al contrario, chi ha molto bisogno di quella valigetta è Antonio Cesaro. Lo svizzero, che prima odiava l’America per suscitare l’heat dei fan e ora ama l’America per suscitare l’heat dei fan, è un fenomeno. Il suo problema è che purtroppo non ha molto carisma, né una catchphrase beota che può piacere al pubblico *cough*Ryback*cough*. Ciò nonostante, non sarebbe un errore affidargli il titolo di World Heavyweight Champion: al microfono può migliorare (anche se fargli dire solo We the people nei promo di Zeb Colter non lo aiuta) e sul ring è una garanzia di match a cinque stelle.
La valigetta farebbe molto comodo anche ad un altro europeo, Wade Barrett. Il britannico è in una situazione simile a quella di Cesaro prima dell’alleanza con Zeb Colter: ha perso il suo titolo secondario e jobba a chiunque gli si pari davanti. E pensare che bastava gestire un po’ meglio la storia del Nexus, per averlo costantemente nell’uppercarding. Inutile piangere sul latte versato, occorre dare una svolta al suo personaggio, cosa che non si è riusciti a fare neanche con il suo ritorno dall’infortunio al gomito. Adesso come adesso, il Money In The Bank pare l’ultima spiaggia di Wade Barrett, l’unica soluzione possibile per uscire dal mid-carding e proiettarsi, finalmente, in posti più ambiti.

Chiusa la parentesi sul MITB, torniamo a parlare di quello cui ci troviamo di fronte adesso. Dolph Ziggler, per esempio. Come accennato prima, a Payback il biondo ha sorpreso tutti con la sua resistenza e la voglia di lottare fino alla fine e, nonostante tutto, ha effettuato un deciso turn face. Al momento la sua situazione è intricatissima. Lui pare essersi “convertito”, ma al contrario la sua ragazza, AJ Lee, ha mantenuto la sua attitudine. Per fortuna, aggiungerei. La Lee è un personaggio a sé stante che può essere influenzato fino ad un certo punto dalle scelte del suo boyfriend. Resta da chiarire, a questo punto, cosa succederà alla coppia. Per ora Dolph Ziggler si è limitato ad assalire Alberto Del Rio facendo capire che le ostilità tra i due sono tutt’altro che chiuse e che a Money In The Bank (forse) si avrà un vero match tra i due, con Ziggler face e Del Rio heel, che aspetto con ansia. AJ, nel frattempo, è felicissima di aver vinto il Divas Championship ed ha addirittura avuto uno screzio con nientepopodimeno che Stephanie McMahon. Sentieri opposti, insomma, quelli intrapresi da Ziggler e la Lee, che però al momento stanno ancora insieme. E Big E? Eh, anche quello è un grosso punto di domanda. Cosa farà, a questo punto, Big E Langston? Personalmente credo che andrà lentamente ad emanciparsi e intraprenderà una carriera da singolo. A Ziggler, senza giri di parole, non serve più una figura del genere affianco; stonerebbe col suo attuale character. D’altro canto, Big E non può anche fare lo “schiavetto” di AJ Lee e, anche qualora decidesse di presenziare ai match della ragazza, dovrebbe concentrarsi un po’ di più sulla sua carriera. A questo punto, non mi sorprenderei di vedere anche lui passare tra le fila dei face.

Altro “upset” di quest’ultima settimana: siamo a Raw e, come anticipato, Mark Henry è all’arena. Che il Silverback sia pronto ad appendere gli stivali al chiodo? No, purtroppo. Il povero John Cena viene ancora una volta attaccato a tradimento da una persona che poco tempo prima considerava amica. E, come colui che l’ha attaccato dopo Wrestlemania, anche Mark Henry non m’esalta per nulla. Andrà forse meglio a livello di promo, ma sul ring credo che lo spettacolo sarà inferiore a quello che poteva offrire Ryback contro lo stesso Cena (e già Ryback non è che sia Danielson, anzi). Il segmento di Raw, per quanto telefonato, mi è piaciuto. Avrei evitato di far dire a Michael Cole e compagni che forse si sarebbe ritirato ogni due minuti; così come avrei evitato di fargli portare gli stivali da appendere, così come avrei evitato quella pagliacciata con Cena che gli porge il WWE Championship… Ma in fondo è stato carino. In più, ci dà uno sfidante per Money In The Bank. Se, come vogliono i rumors, a Summerslam sarà Daniel Bryan l’avversario di JohnBoy, rimaneva il buco del PPV di Luglio. Serviva qualcuno con uno status tale da consentirgli una sconfitta dignitosa che non lo avrebbe affossato. Mark Henry è questo qualcuno: è a fine carriera, tenta l’assalto alla cintura che non è mai riuscito a vincere e fallisce. Ci può stare una rivalità one-shot del genere, per quanto non mi esalti. Di grandi alternative non ce n’erano e, chiunque c’avessero mandato, la sconfitta sarebbe stata ridimensionante. Henry invece non ha nulla da perdere, è perfetto dal punto di vista della storyline.

Infine, non si può non parlare della nuova, già scoppiettante faida tra i due Paul Heyman Guys più rappresentativi: Brock Lesnar e CM Punk. Per ora s’è visto solo l’incipit, ma caspita se ho hype. Il ritorno sul ring è stato un successo per Wolver… Ehm, Punk, sia dal punto di vista del risultato che per quanto riguarda la prestazione. Qualcosa è andato storto, però, e per poco il Chicago Kid rischiava di perdere il match contro Chris Jericho. Punk non può più lottare con Paul Heyman a bordo ring; ha bisogno che questi sia suo amico, non più il suo manager. Heyman non pare averla presa benissimo, anzi, e gli indizi puntano a lui come “mandante” di Brock Lesnar. Altrimenti, che motivo aveva la War Machine di attaccare Punk? Anche questa situazione è molto interessante. Heyman si è sentito davvero così tanto offeso da Punk da sguinzagliare contro di lui la Bestia? Certo non pare esserci altra via d’uscita al momento, ma attendo con molta ansia gli sviluppi della faccenda. Soprattutto perché, anche qualora non sia lui il mandante, Paul E dovrà prendere una posizione. In tutto questo potrebbe andarci di mezzo anche Curtis Axel, i cui recenti successi sono strettamente collegati all’abilità di Heyman. Se questi venisse ad occuparsi meno di lui per via degli scontri tra gli altri due clienti/amici/quelchesono, come se la caverebbe l’ex McGillicutty?

Per una volta, mi sento in dovere di congratularmi con la WWE. Gli show settimanali, ultimamente, sono interessanti e vale persino la pena di guardare Smackdown! Da qui a Summerslam mi aspetto fuoco e fiamme e, come sempre, voglio essere fiducioso che le mie aspettative non saranno deluse. 


 

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