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WWE INSIDER #114 - He can't even talk straight

HE CAN’T EVEN TALK STRAIGHT


Tanto per cominciare, sì, il titolo di questo editoriale è principalmente riferito ad Hulk Hogan. Probabilmente l’unico wrestler conosciuto da mia madre è tornato in WWE, e… Non ha perso tempo per rifilarci un promo assolutamente a caso come quelli che ho imparato ad amare nel suo periodo di permanenza in TNA. Ma il problema non è solo Hogan, perché se lui non riesce a formulare una frase di senso compiuto c’è qualcun altro che è sulla buona strada per raggiungerlo, almeno a giudicare da come se l’è cavata al microfono dopo un match di ben nove minuti (durata non indifferente, ci tengo a sottolinearlo, ma tuttavia abbastanza inferiore a quella che avrà il suo match a Wrestlemania): Batista.

Ad Elimination Chamber si è avuta la conferma definitiva di quello che già in molti consideravano un fatto: la sua condizione fisica non è delle migliori. Otto minuti di match contro Alberto Del Rio passati sostanzialmente ad incassare colpi su colpi per poi chiudere con una Spinebuster ed una Powerbomb. Vi sembra roba da Main Event di Wrestlemania? No, chiaramente; e come non convince adesso Batista non convinceva il 20 Gennaio, data del suo ritorno in federazione. Ma se prima gli spettatori erano entusiasti del suo ritorno, è bastata una notte per capovolgere il suo status: alla Royal Rumble infatti Batista ha trionfato in una Royal Rumble inspiegabilmente priva di Daniel Bryan, colui che secondo la maggior parte dei fan, me compreso, avrebbe dovuto non solo partecipare, ma anche vincere la Rissa Reale. E allora il pubblico ha iniziato ad accanirsi su Batista, a fischiarlo, a tifare i suoi avversari, poiché se il suo ritorno poteva far piacere, il fatto che occupi il Main Event di Wrestlemania XXX al posto di Daniel Bryan è inaccettabile. Ad Elimination Chamber si è toccato forse l’apice di questa situazione: nel match dell’Animale gli spettatori hanno incitato apertamente Alberto Del Rio. Quello che viene tifato solo in Messico. Quello più anonimo di Phantom Stranger -se non lo conoscete, vi consiglio di cercare qualcosa a riguardo. Quello capace di turnare face e poi di nuovo heel nel giro di tre mesi o poco più. Lo hanno tifato al Target Center di Minneapolis.

Forse a Stamford fa più scalpore il tifo per Del Rio che intere arene con le braccia alzate a gridare “YES!” ogni sera, fatto sta che da quel momento la gestione di Batista è cambiata. Si è iniziato ad integrare nelle storylines il rancore del pubblico nei confronti dell’Animale ed è cambiato anche il modo di porsi di quest’ultimo. A Raw, ma soprattutto a Smackdown, Batista ha preso le distanze dal WWE Universe, chiedendo cosa sia successo ai “veri uomini” del business che lui ama e sminuendo Daniel Bryan in base al suo peso… Insomma, quello che fa di solito Kevin Nash su twitter. Meno ironicamente, si può dire che Batista sta turnando heel.

Se da un lato il turn non è stato pianificato in maniera eccelsa ed è sembrato avventato ed irruento, dall’altro c’è da essere contenti perché almeno ci si è resi conto in federazione del solenne abominio che, ad oggi, è il Main Event della trentesima edizione di Wrestlemania: Randy Orton vs Batista. La speranza, oramai fondata e non più campata per aria, è che venga aggiunto qualcuno a questa contesa, qualcuno che già dovrebbe esserci in quel Main Event: Daniel Bryan. Questi ha all’attivo una rivalità con l’Authority e Triple H in particolare e proprio a Raw il Dazzler ha sfidato Triple H ad un match in quel di New Orleans; segno che ancora la situazione è incerta. Se effettivamente questo match avrà luogo, risulta difficile credere che Bryan possa prendere parte anche al match per il titolo. Prima di tutto dovrebbe lottare in due match, cosa che per lui non dovrebbe essere un problema ma che non è affatto sintomo di un’organizzazione dello show esemplare; inoltre perché non vedo come si possa materialmente passare da uno scontro contro Hunter ad un Triple Threat con Batista e Randy Orton nel corso della stessa sera. L’idea di mettere in palio una shot al titolo nel match tra Triple H e D-Bry (shot che verrebbe incassata poi la sera stessa) non mi convince per nulla, 1) perché Triple H al momento non dovrebbe essere interessato a vincere il WWE World Heavyweight Championship e 2) perché non mi pare molto sensato sancire un #1 Contender’s Match quando c’è già un #1 Contender.

L’unico modo in cui Daniel Bryan può essere inserito nel match è continuare a criticare l’Authority, ma rivolgendo la sua attenzione principalmente al fatto che dovrebbe essere nel  Main Event, che è stato ripetutamente fregato; non sfidare Triple H ad un match che obiettivamente non gli può dare quello che gli darebbe il Main Event, pur rimanendo uno dei match più importanti della card. Già dalla prossima settimana, dunque, mi aspetto che i dirigenti abbiano le idee più chiare sul da farsi e che pianifichino una strategia per quanto riguarda il Main Event di ‘Mania, perché appare chiaro che sia una vittoria di Orton sia una di Batista non sarebbero un finale decoroso per questo evento.

Vorrei parlare un pochino, a questo punto, anche del ritorno dell’Undertaker, più tinto che mai questo lunedì nel suo incontro con Brock Lesnar. Il Deadman, sebbene prossimo ai 49 anni, non fa ancora parte di quella categoria di persone che dopo dieci minuti di match non riesce nemmeno a parlare. Certo, già da qualche anno non è al meglio fisicamente, alle prese tra l’altro con gli acciacchi di una carriera veramente lunghissima e non priva di bump duri; ciò nonostante continua a tirare fuori prestazioni di cui non ci si può lamentare. Lotta una volta l’annno? Amen. Quantomeno è in grado di intrattenere e non lotta per il titolo massimo.

Il suo avversario, come lui, è uno che può permettersi di lottare poche volte all’anno, e come lui non ha mai sfigurato (eccetto contro Big Show, ma lì più che colpa sua era colpa di un match che non avrebbe mai dovuto avere luogo) quando si è esibito. Insomma, sono due grandissimi atleti che possono mettere su un match straordinario, l’unico nodo è la rivalità tra i due.
Nel corso dell’ultimo Raw, Paul Heyman, a nome del suo cliente, ha dichiarato che quest’ultimo meritava di stare nel Main Event, ma che gli è stato riservato solo un premio di consolazione: poter sfidare chiunque, ma non per il titolo massimo. Heyman si lamenta di questa situazione, arrivando a rifiutare l’offerta della WWE, quando appunto The Undertaker fa il suo tanto atteso ritorno. Lesnar, che non si tira indietro di fronte ad una sfida del genere (di nuovo, dimenticate che il feud con Big Show sia mai esistito, è meglio per tutti), firma di getto il contratto che gli permetteva di sfidare chiunque volesse. Taker, dopo qualche secondo passato immobile, in silenzio, firma… E poi rifila una Chokeslam attraverso un tavolo al suo rivale, cose che capitano.
Come primo segmento della rivalità, non credo ci siano particolari difetti da segnalare. Il problema sarà l’evoluzione della stessa. Non vorrei si ripetesse la situazione dell’anno scorso con CM Punk, se non altro perché proporre un match del genere senza una storia adeguata alle spalle sarebbe davvero un peccato.

In conclusione, a poche settimane da Wrestlemania non tutto è poi così certo. Oltre al classico buco nel midcarding, che verrà probabilmente riempito con match totalmente a caso, mini-concerti di artisti o pseudo-tali, oppure video in cui Michael Cole ci spiega come abbonarci al WWE Universe… Ah, scusate brothers, il WWE Network; c’è un grosso dubbio per quanto riguarda il Main Event. Questo rende senz’altro interessanti le prossime puntate di Raw e Smackdown, specialmente lo show rosso di questo lunedì, a Chicago. Ci sarà presumibilmente un’atmosfera particolare, vista la questione riguardante CM Punk. Ci saranno, altrettanto presumibilmente, grandi avvenimenti per cercare di limitare la contestazione dei fan di Phil Brooks. Insomma, nonostante Randy Orton abbia due cinture e Batista sia il suo contendente, tanto hype per questo Raw in cui si capirà forse definitivamente quali sono i piani della federazione.


 

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