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WWE INSIDER #131 - I Want In

I WANT IN


Pochi giorni fa abbiamo assistito a ben due eventi speciali targati WWE. Il primo, come saprete, è il Pay Per View TLC… And Stairs di Domenica 14 Dicembre; mentre per quanto riguarda il secondo si tratta dello speciale NXT Takeover REvolution andato in onda sul WWE Network il giovedì antecedente al PPV del roster principale.  Ebbene, salvo rari e documentati casi, quasi tutti coloro che hanno visto entrambi gli show concordano nell’affermare che lo show del settore di sviluppo è stato di gran lunga superiore, qualitativamente parlando, a quello del main roster. Ed è così che anche i lottatori di Raw e Smackdown -oddio, più che altro Superstars e Main Event in questo caso- vogliono “tornare a scuola”, nel settore di sviluppo, per farsi notare e dare nuova linfa alla propria carriera. Parlo di Curtis Axel, che ha chiesto di entrare a far parte dello show in un’intervista a William Regal. Ovviamente si tratta di elementi in kayfabe, ma offrono buoni spunti di discussione.

Tanto per cominciare, REvolution è stato davvero superiore a TLC? Sì, e solo un pazzo potrebbe sostenere il contrario. Malgrado quello di NXT sia stato uno show più breve con sei match rispetto agli otto di TLC, la sensazione è che siano successe molte più cose ad REvolution che nel PPV. Niente match inutili come Stairs o Chairs Match; niente lacca; niente televisori esplosivi; ma soprattutto tanta azione e match sensati gestiti alla grande. A livello di finale, poi, NXT prende il largo. Se a TLC abbiamo chiuso appunto con il televisore che scoppia in faccia a Dean Ambrose il quale, accecato, viene steso da Bray Wyatt; ad REvolution c’è stato: il finale del match che ha visto Sami Zayn trionfare, l’arrivo del roster a congratularsi con lui, l’abbraccio con Adrian Neville, il turn (completamente inaspettato) di Kevin Owens. Non c’è storia, NXT batte il main roster.

Passiamo ora a vedere chi sono i protagonisti dei due show e, più in generale, i roster di sviluppo e quello principale della federazione. Osservando la riuscita di Takeover e la (parziale) disfatta di TLC, verrebbe da credere che -per qualche oscuro motivo- i talenti migliori della WWE si trovino proprio nel settore di sviluppo. Non è così. Nonostante due show di qualità molto diversa, i due roster per certi versi si assomigliano e, se lo chiedete a me, quello principale ha più talenti interessanti che quello di sviluppo, com’è giusto che sia. Escludendo quei 4-5 fenomeni che vediamo ogni giovedì notte sul WWE Network, il roster di NXT è composto da gente tutto sommato normale. Tutti wrestler che potranno dire la loro in futuro, certo, ma al momento non certo eccezionali.

Adrian Neville, Sami Zayn, Finn Balor, Hideo Itami (se riesce ad uscire dalla grande ombra del suo tag team partner), Kevin Owens e forse Tyler Breeze. Questi sono gli atleti di NXT che, secondo la mia modesta opinione, se la possono giocare con gran parte del roster principale. Per il resto, c’è un motivo se si chiama settore di sviluppo. Un Mojo Rawley qualsiasi non è certo superiore a Ryback. E ho detto Ryback, giusto per intenderci… Nel main roster troviamo gente come Dolph Ziggler, Cesaro, Bray Wyatt, Dean Ambrose, Seth Rollins, John Cena (piaccia o non piaccia, è un fenomeno e lo ripeterò sempre) che ha un talento incredibile; e dietro di loro ci sono lottatori di indiscusso valore. Uno come Cody Rhodes, che è tra i miei atleti preferiti, è ridotto a pitturarsi una stella sul volto e viene sconfitto dal New Day di Big E e Xavier Woods.

Forse il problema allora è proprio questo. Senza forse. Il talento non manca certo ai lottatori di NXT come a quelli del roster principale, il problema è che vengono gestiti in modo tremendamente diverso, al punto di avere paura che wrestler come i già citati Zayn e Neville possano essere rovinati chiamandoli a lottare in pianta stabile a Raw e a Smackdown. “Perché?” potrebbe tranquillamente chiedere qualcuno che non segue da molto le vicende della WWE. Dopotutto, sia NXT che gli show principali fanno capo alla stessa compagnia. Il punto è che non fanno gli stessi ascolti.

Per quanto NXT ultimamente (ormai da mesi, a dirla tutta) stia offrendo uno spettacolo migliore di Raw e Smackdown, questo programma viene guardato da molte meno persone di quelle che seguono abitualmente gli show del roster principale. Il mio discorso non vuole essere il solito bashing rivolto al fan americano medio a cui piacciono le boiate. No, perché sebbene queste persone esistono, ed esistono negli Stati Uniti così come in Europa e soprattutto in Italia, non credo siano poi così tante rispetto a quelle che realmente amano il Wrestling. Mi rifiuto di credere che i fan casual che amano vedere un coniglio saltare dalla terza corda siano più degli affezionati che guardano ogni settimana e si strappano i capelli vedendo la stessa scena del coniglio. Però, sempre secondo l’idiota che scrive, il problema sta comunque negli ascolti.

NXT non fa grossi numeri in termini di audience. Avrà portato a qualche sottoscrizione del Network, ma sicuramente non è nemmeno lontanamente paragonabile agli altri show WWE; neppure a Main Event che, per quanto inutile, va in onda in televisione e porta maggiori guadagni nelle casse dell’azienda. Se NXT non fa grossi numeri, sostanzialmente, a Vince McMahon non importa. In molti, me compreso, hanno individuato proprio nell’assenza di McMahon agli show NXT la motivazione del maggior successo di questi. Con pochi writer, praticamente uno solo per quanto riguarda REvolution, e la supervisione del solo Triple H, i risultati sono migliori.

Vuol dire forse che con il tempo tutti si renderanno conto che NXT è meglio di Raw e Smackdown e passeranno a guardarlo, facendo capire a Vince che è ora di smetterla con roba come il dibattito con Jerry Springer oppure Larry the Cable Guy come presentatore speciale. Certamente no. Un uomo molto più in gamba di me, malgrado avesse problemi a scuola, affermò più o meno un secolo fa che “due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”. Se prima dicevo che le persone a cui magari può piacere un tizio vestito da coniglio sono di meno di quelli che seguono il Wrestling con un po’ più di passione; c’è da aggiungere che odiare suddetto coniglio non fa necessariamente di te una persona intelligente.

Centomila. Centomila acquisti in Pay Per View per Survivor Series. Centomila persone che hanno sborsato fior di quattrini per un evento che potevano tranquillamente guardare sul WWE Network, sfruttando il mese di abbonamento gratuito e senza impegno offerto dalla WWE. Il Network non c’è dappertutto, vero, ma a rimanere scoperti sono pochi paesi: parte dell’Europa (tra cui Italia, Regno Unito e Germania) ed il medio Oriente. Insomma, solo dove non si trovano accordi con le emittenti televisive che detengono i diritti dei PPV. Credete davvero che in 100000 comprino Survivor Series solo da questi paesi? Badate, parliamo di un evento che prima del lancio del Network, quando per vederlo bisognava necessariamente acquistarlo in PPV anche in America, ha fatto 179000 acquisti. La mia idea è che qualcuno, consapevole o meno di ciò che stava facendo, abbia voluto essere generoso nei confronti della WWE.

Tutto questo per dire che non è facile far cambiare opinione alla gente, purtroppo o per fortuna. Raw e Smackdown rimarranno i programmi di punta della federazione, NXT continuerà ad essere guardato da meno gente, e il mondo continuerà a girare come fa da milioni di anni. Se però Vince vuole incassare qualche soldino in più, che non fa mai male, visto anche il periodo non certo positivo per le casse aziendali, allora credo sia meglio che qualcosa cambi. E, come insegna NXT, non serve il tanto decantato TV-14, non serve il sangue, non serve insultare gratuitamente i bambini che indossano la maglia di John Cena -sì, Matt Striker, ce l’ho con te- e non serve nemmeno fare match a stipulazione speciale ogni settimana. Basta impegnarsi e capire che i tempi sono cambiati. E grazie Kane, per le Tombstone al coniglio.

Per quanto fossi tentato di chiudere con l’elogio al Big Red Monster, mi comunicano dalla regia che è arrivato anche quest’anno la festa più odiata da Alberto Del Rio. Insomma, Buon Natale a tutti e felice anno nuovo!


 

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